(di Alessandra Magliaro)
La grande capacità produttiva della
Rai nella fiction “rimane la prima essenza nel nostro lavoro.
Grande capacità produttiva significa stare su un mercato, che è
un mercato molto forte, sempre in espansione, molto
concorrenziale, super internazionale, con le piattaforme che
hanno stimolato tutto il settore. Tutto questo ha fatto sì che
la serialità cambiasse anche il passo di quella italiana.
Abbiamo punti di enorme qualità, di rinnovamento e di
innovazione, lo vedremo anche con la nuova stagione”. Maria Pia
Ammirati, direttrice di Rai Fiction, fa il punto sulle novità in
arrivo da settembre.
Quali sono i titoli più innovativi? “I feminine drama, con
al centro storie di donne. C’è Panini, il nostro gioiello in
onda a novembre, l’evento di stagione – risponde in una
intervista all’ANSA – diretto da una giovane regista, che non ha
ancora 40 anni, Letizia Lamartire, che sulla carta è una storia
tradizionale che racconta l’avventura delle figurine grazie alla
capacità imprenditoriale di una donna, Olga (Serena Rossi) e
della sua famiglia, però con una esecuzione originale, per la
musica, la capacità di guardare le scene in una certa maniera,
un certo tipo anche di colore, quindi di fotografia. Poi direi,
sempre a novembre, Una piccola formalità, la serie tratta
dall’omonimo romanzo di Alessia Gazzola con Pilar Fogliati,
regia di Davide Marengo: una bellissima storia sul mondo dei
trentenni, quindi su una categoria poco vista in tv perché
generalmente le nostre fiction esplorano altre categorie più
mature e invece c’è un enorme mondo da raccontare, inoltre qui
c’è anche rappresentata una Milano diversa”.
Nel ventaglio della fiction Rai ampio spazio a quello che
Ammirati chiama in termine tecnico “returning”, ossia le nuove
stagioni delle serie come quella attesissima di Doc, che arriva
agli inizi di ottobre o dei Casi di Teresa Battaglia con Elena
Sofia Ricci dai libri di Ilaria Tuti. Prima di tutti arriva il
29 settembre la serie in costume Una finestra vista lago, dai
romanzi di Andrea Vitali, ambientata negli anni ’30 in un
immaginario paesino del lago di Como e diretta da Marco
Pontecorvo. “E poi il true crime cui teniamo molto con Farouk,
la storia crudele del rapimento di un bambino negli anni 90,
Farouk Kassam, che forse in pochi ricordano e che arriverà su
Rai1 a novembre: c’è il racconto di una storia italiana con la
regia dinamica di Carlo Carlei. Insomma un ventaglio enorme”,
aggiunge Ammirati, ospite premiata a Marateale 2026.
E il fenomeno Mare Fuori, che portò quell’ondata di giovani a
vedere una fiction Rai, che è un patrimonio certamente del
paese, ma anche legato a certe generazioni più anziane,
germoglierà altro per il pubblico dei ragazzi? “Lo young adult è
un pozzo senza fine, siamo sempre in cerca di storie perché non
è facile riuscire ad intercettare quel pubblico, ad entrare
nelle corde dei giovani. E la nostra fame è internazionale:
capita di incontrarci con i colleghi stranieri e chiederci
reciprocamente se ci sono progetti young adult da realizzare
insieme. Attualmente ci sono almeno due titoli importanti e poi
arriva a novembre Tutto l’amore che resta con Raoul Bova, una
sorta di altro canto della serie Un professore, altro
grandissimo successo, qui però non è una scuola tradizionale ma
totalmente aperta all’inclusione. La serie è l’adattamento di un
format francese Lycée Toulouse-Lautrec, incentrato su una scuola
aperta agli studenti disabili. In Italia ancora non c’è una
scuola così inclusiva, però io spero, invece – conclude – che
grazie a noi se ne parli: non è solo una storia di inclusione ma
di avvicinamento di mondi e serve a tutti, alle persone con
disabilità a non sertirsi diverse e ai normodotati a imparare
che la vita si può vivere in tante maniere differenti”.
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