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Home Cultura

Yasmina Reza e quella ricerca di sé ‘Da nessuna parte’

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
25/02/2026
in Cultura

(di Chiara Venuto)
YASMINA REZA, ‘DA NESSUNA PARTE’
(Traduzione di Anna Morpurgo e Daniela Salomoni, Adelphi, pp.
   
154, euro 18).
   
Nulla ciò che è passato, nulla ciò che si è. La scrittrice e
drammaturga Yasmina Reza arriva in Italia con una struggente
riflessione personale, quasi un chirurgico flusso di coscienza,
sull’identità nel suo significato più complesso, dalle origini
della propria stirpe fino ai gesti più piccoli della
quotidianità. Si tratta di ‘Da nessuna parte’, in libreria per
Adelphi (con traduzione di Anna Morpurgo e Daniela Salomoni, pp.
   
154, euro 18), che in realtà include pure ‘Hammerklavier’, opera
che a sua volta concentra in brevi pagine riflessioni, angosce,
sprazzi di gioia, ricordi e semplici pensieri su di sé e gli
altri.
   
L’avvio del volume è folgorante nella sua drammaticità. “Non
conosco le lingue, nessuna lingua, di mio padre, mia madre, dei
miei antenati”, scrive Reza, “non riconosco né terra né albero,
nessun suolo è stato il mio come quando si dice io vengo da lì”.
   
Questo senso di apolidia dell’essere è accentuato da un certo
rifiuto dei suoi stessi genitori di condividere la propria
esperienza, eliminando così ogni tentativo di costruzione di un
immaginario della loro infanzia, che pure a una figlia può
tornare utile nella crescita. “Mia madre dice almeno dieci volte
nel corso della conversazione, che la infastidisce – afferma
l’autrice – bisogna voltare pagina. Voltare pagina ritorna senza
che io riesca mai a vederla, quella pagina. Dice, non si può
rimuginare su quello che si è stati, dice, è stupido avere
nostalgia di un mondo che non esiste più”.
   
Ciò non rende però impossibile la costruzione dell’io di Reza
che, come una freccia scoccata dal nulla, si precipita in un
susseguirsi di suggestioni familiari, letterarie ed
esistenziali. In ‘Da nessuna parte’ così come in ‘Hammerklavier’
i suoi racconti e ragionamenti sono popolati dalle persone della
sua vita, ciò che le hanno detto, cosa l’ha colpita di
determinate parole e perché. Quelli sui rapporti con i parenti
rappresentano i passaggi più significativi. Si legge così della
cocciutaggine di suo padre, ma pure di quei pensieri intrusivi
che lei, ora mamma, ha quando si rapporta con i propri figli.
   
Come nel rituale del saluto dal balcone quando vanno a scuola,
oppure in quella tesissima disperazione di quando ha perso un
libro scritto insieme alla figlia, e il gelo scaturito dalla
domanda di lei: “Mamma… Ho capito che ci tieni tanto al libro,
ma ci tieni così tanto anche a me?”.
   
Due opere apertamente soggettive e univoche, i cui personaggi
non sono altro che dei mezzi allo stesso tempo letterari e
autobiografici per capire qualcosa in più del mondo
dell’autrice, riga dopo riga si aprono come in un gioco di
specchi a interpretazioni a loro volta personalissime. Il che
dimostra l’universalità di certe tematiche ed esperienze. Anche
chi è inizialmente presentato come statico, vedasi la madre e il
suo rifiuto di raccontarsi, si ripresenta sotto una luce nuova,
a tratti incoerente con la prima. “Mia madre ritaglia e conserva
gli articoli che mi riguardano – racconta Reza -. Probabile che
ci veda la prova della mia presenza del mondo”. Poco le sembra
importare, invece, della propria, che ha negato a chi desiderava
conoscerla, che fosse per desiderio di sparire o per necessità
di pensare al futuro come unica realtà possibile. Qualunque essa
sia.
   
– La scrittrice sarà il 27 febbraio a Venezia, dove alle 18 a
Palazzo Diedo sarà protagonista di un incontro con Gianni
Montieri. Domenica 1 marzo sarà a Firenze a Testo (Stazione
Leopolda), con Chiara Valerio. Appuntamento alle 15.00.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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