Ascolta la versione audio dell’articoloNegli ultimi anni il potere d’acquisto delle famiglie italiane ha mostrato una debolezza strutturale rispetto alla media europea. Secondo i dati Eurostat pubblicati nel 2025, nel periodo 2004–2024 il reddito reale pro capite in Italia è diminuito di circa il 4%, mentre nell’Unione Europea è cresciuto di oltre il 20%. La dinamica salariale conferma questa fragilità: secondo l’OCSE, all’inizio del 2025 i salari reali risultavano ancora inferiori di circa il 7,5% rispetto ai livelli del 2021. Insieme alle analisi di OCSE e Istat, il quadro evidenzia come l’inflazione abbia inciso in modo significativo sul valore reale dei redditi, riducendo la capacità di spesa delle famiglie.In un contesto in cui la tutela del reddito reale è diventata una priorità per imprese e lavoratori, il welfare aziendale si configura come uno strumento concreto per intervenire in modo mirato sul potere d’acquisto. In questo scenario si inserisce l’esperienza di Pellegrini, realtà attiva da 60 anni nei servizi alle imprese rivolti al benessere delle persone. Attraverso le proprie linee di business – Ristorazione e Vending, Welfare Solutions, Pulizia Sanificazione e Servizi Integrati, Forniture Alimentari – l’azienda opera quotidianamente a contatto con centinaia di migliaia di lavoratori, impattando sulla qualità della vita negli ambienti di lavoro e sulla sostenibilità economica delle famiglie. Un approccio che integra efficienza operativa, responsabilità sociale e attenzione al benessere economico, in un momento storico in cui sostenere il potere d’acquisto è una leva strategica per la competitività delle imprese.Cuneo fiscale e ingegneria dei beneficiPer tutte le aziende, comprese PMI e startup, così come per i liberi professionisti in regime ordinario, il cuneo fiscale rappresenta uno dei principali fattori che incidono sul costo del lavoro, ampliando la distanza tra quanto viene sostenuto dall’impresa e quanto effettivamente percepito dal collaboratore. In effetti, intervenire sulla parte retributiva comporta da parte delle aziende un esborso economico complessivo molto più elevato rispetto al reale netto percepito del dipendente. È in questo contesto che strumenti consolidati come i Buoni Pasto e i Buoni Acquisto assumono un nuovo ruolo. Non più semplici benefit accessori, ma veri e propri asset di “ingegneria fiscale” capaci di trasferire valore netto immediato, senza disperderlo in tasse e contributi.Inflazione e potere d’acquisto: la leva fiscale del welfarePhotogallery6 fotoVisualizza Deducibilità e soglie 2026: come cambia l’efficienza del welfareLe recenti evoluzioni normative hanno reso questi strumenti ancora più potenti, grazie anche all’innalzamento delle soglie di esenzione. Due sono i pilastri di questa strategia:• Il Buono Pasto: La soglia di esenzione fiscale è salita a 10 euro giornalieri per il formato elettronico. Questo significa che un’azienda o un professionista può riconoscere un valore mensile importante (circa 200-220 euro per un full time), interamente deducibile per le aziende, deducibile al 75% per i professionisti e completamente defiscalizzato.• Il Buono Acquisto (Fringe Benefit): È lo strumento più flessibile per il contrasto all’inflazione. Permette di coprire spese che pesano sul bilancio familiare (spesa al supermercato, carburante, shopping) godendo di franchigie annuali elevate e completamente esenti.L’analisi dei costi: l’efficienza del valore nettoPer comprendere l’impatto reale, occorre analizzare la differenza tra un aumento in busta paga e l’erogazione di welfare. Nel primo caso, l’importo è soggetto a contribuzione e tassazione: per garantire un determinato netto al collaboratore, l’impresa deve sostenere un costo complessivo molto più elevato a causa del cuneo fiscale. Al contrario, utilizzando Buoni Pasto e Buoni Acquisto entro le soglie normative, il beneficio è esente per il dipendente e deducibile per l’azienda.A parità di investimento, il welfare permette quindi un trasferimento integrale della capacità di spesa, evitando che una quota significativa del budget venga assorbita dal prelievo fiscale.Le stesse considerazioni valgono per i Liberi Professionisti in regime ordinario. Per loro, i Buoni Pasto sono deducibili al 75% come spese di vitto e alloggio (nel limite del 2% dei compensi). Questo trasforma una spesa quotidiana in un costo fiscalmente efficiente, semplificando la contabilità e permettendo la detrazione integrale dell’IVA al 10%.La soluzione Welfare Pellegrini: semplicità operativaL’efficienza fiscale non deve tradursi in complessità amministrativa. Le soluzioni Welfare Pellegrini sono progettate per integrarsi in modo semplice nei processi aziendali, grazie a una piattaforma digitale in cloud dedicata alle imprese e a un’unica App per gli utilizzatori. La gestione avviene interamente in modalità digitale, dall’ordine all’erogazione, fino all’utilizzo tramite Card e App, con un sistema che consente al collaboratore di disporre di un portafoglio elettronico spendibile presso un’ampia rete di esercizi fisici e online. In uno scenario in cui la sostenibilità economica passa dall’ottimizzazione del costo del lavoro, la scelta degli strumenti di welfare diventa una decisione strategica.Per le imprese e i professionisti che intendono valutare l’impatto concreto di queste soluzioni sulla propria struttura dei costi, Welfare Pellegrini mette a disposizione un’analisi personalizzata. Richiedi qui il tuo confronto dedicato e scopri quanto puoi risparmiare con un piano welfare su misura https://buonopasto.welfarepellegrini.it