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Home Cultura

Gabriele Lavia, Giuli restituisca il Sannazaro alla città di Napoli

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
17/03/2026
in Cultura

(di Carmine Bonanni)
“Spero che possano salvare il
Sannazaro. È un dolore, una ferita troppo grande per la città.
   
E’ ineludibile restaurare quel teatro. È un gesto importante.
   
Spero che il ministro Giuli possa fare in modo che la
restituzione del teatro alla città possa avvenire”. A poche ore
dal debutto al Bellini di ‘Lungo viaggio verso la notte’,
Gabriele Lavia dice la sua sull’incendio che ha distrutto il
Sannazaro esattamente un mese fa, il 17 febbraio.
   
“Il teatro, al di là del numero di spettatori che possa avere
– dice all’ANSA l’attore e regista milanese – è una cosa troppo
importante. Ma non per Napoli, per Milano o per l’Italia ma per
il mondo. Il teatro è nato nell’antica Grecia. Il teatro è il
trono della verità. Così l’hanno pensato i greci. Ed è ancora
così. Tutto quello che noi possiamo fare è riuscire a farlo come
si deve. Non siamo noi che facciamo il teatro, è il teatro che
fa noi. Non morirà mai. Non può morire”.
   
E’ un rapporto forte quello costruito negli anni da Lavia con
il capoluogo partenopeo. “E’ un po’ di anni che vengo a Napoli –
racconta – ho sempre trovato un pubblico molto attento e
generoso. Come quando vai a mangiare a casa da una signora
napoletana, prepara tutto. E così il pubblico è come una
generosa signora napoletana, che ti prepara un pranzo
abbondante. Come quando si andava a mangiare dalla mamma che
sfoderava i suoi cavalli di battaglia. Mi piace stare a Napoli,
recitare in questa città. Era diversi anni che non ci venivo.
   
Sono tornato nel mio vecchio albergo. Ho fatto subito con mia
moglie qualche giro per via Chiaia, poi siamo andati a mangiare
in un ristorantino che conosciamo”.
   
Questa sera al Bellini la prima delle sei repliche di ‘Lungo
viaggio verso la notte’, del drammaturgo statunitense Eugene
O’Neill. Scritto tra il 1941 e il 1942, fu rappresentato per la
prima volta a Stoccolma nel 1956 e vinse il Premio Pulitzer
l’anno successivo, dopo la morte dell’autore. Ambientata in una
sola giornata del 1912, l’opera-confessione narra la tragica
disintegrazione della famiglia Tyrone, tormentata da dipendenze,
disperazione, sensi di colpa e profondi legami affettivi.
   
Gabriele Lavia e Federica Di Martino portano in scena un viaggio
all’indietro nella vita di O’Neill, precipizio impietoso
nell’amarezza di un fallimento senza riscatto.
   
“Le vite degli uomini – scrive Lavia nelle note di regia –
sono fatte di tenerezza e violenza. Di amore e disprezzo.
   
Comprensione e rigetto. Di famiglia e della sua rovina”. Sidney
Lumet ne diresse il primo adattamento cinematografico nel 1962,
con Katharine Hepburn e Ralph Richardson. Assieme a Lavia sul
palco, oltre a Federica Di Martino, ci sono Jacopo Venturiero,
Ian Gualdani e Beatrice Ceccherini.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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