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Home Mondo economia

In Sicilia 22,5 milioni di turisti nel 2025, meno italiani e più stranieri

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
17/03/2026
in Mondo economia

Nel 2025 le presenze turistiche in
Sicilia hanno superato i 22,5 milioni (stabili sul 2024), ma con
andamenti antitetici tra turisti: quelle degli italiani sono
scese sotto i 10 milioni (-6,3% rispetto all’anno precedente),
mentre gli stranieri sono saliti a quasi 13 milioni (+5,5%). Un
risultato inferiore al dato medio italiano, dove la componente
domestica ha confermato i valori del 2024 e quella straniera è
cresciuta del 4,3%. 
E’ quanto emerge dallo studio di Prometeia
sul turismo in Sicilia, presentato a Palermo al forum delle
economie, organizzato da UniCredit, in collaborazione con
Federalberghi Sicilia.
   
Una difficoltà testimoniata anche dagli arrivi negli
aeroporti dell’isola, un solo moderato incremento nel 2025 a 23
milioni di passeggeri, ma con un calo dell’1,7% degli italiani
(a fronte di una stabilità a livello nazionale e di una crescita
in Puglia e Sardegna) e un incremento degli stranieri (+5,1% a
8,3 milioni), inferiore però sia al dato nazionale (+7,6%) che a
quello delle altre due regioni (sopra al +13% in entrambe).
   
Lo studio evidenzia anche la variazione della durata media
dei soggiorni, sebbene con variazioni limitate di anno in anno,
è stata lievemente negativa per la Sicilia, per effetto dei
turisti italiani (scesi sotto alla soglia delle 3 notti), e
positiva per la media italiana (in entrambe le componenti), dove
anche la durata media è più elevata (3,4 notti contro le 3,1
dell’isola).
   
Il comparto del turismo siciliano rappresenta il 4,2%
dell’economia dell’isola e il 4,8% della filiera turistica a
livello nazionale, grazie al coinvolgimento di molti settori:
dai trasporti allo shopping, fino all’industria alimentare e
all’offerta culturale, naturalistica e ricreativa.
   
Settori che hanno potuto sperimentare una crescita sostenuta dei
fatturati dal 2019 al 2025, superiore a quella nazionale,
nonostante l’assenza di grandi imprese e lo scarso numero di
quelle di medie dimensioni.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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