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Home Scienze

Scoperto manoscritto dell’813 che corregge il calendario giuliano

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
06/07/2026
in Scienze

Una scoperta condotta dal Cnr-Iccom presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze ha riportato all’attenzione degli studiosi un calendario risalente all’anno 813, le cui specifiche tecniche offrono una nuova prospettiva sulle conoscenze astronomiche in epoca carolingia. Lo studio, guidato da Francesco Vizza, ricercatore emerito del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ha analizzato un manoscritto contenuto in un Sacramentario proveniente dall’Opera del Duomo, evidenziando come i compilatori dell’epoca fossero già in grado di misurare lo scarto tra il calendario giuliano e il moto reale del Sole.

Il sistema di misurazione introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C. presentava una durata media dell’anno leggermente superiore a quella astronomica, portando nel corso dei secoli a un progressivo scostamento delle date ufficiali rispetto agli equinozi e ai solstizi. Sebbene tale discrepanza sia stata formalmente risolta solo nel 1582 con la Riforma Gregoriana di Luigi Lilio, il manoscritto fiorentino attesta che già nel IX secolo era stata raggiunta una consapevolezza tecnica del fenomeno. “Il calendario si trovava in un Sacramentario proveniente dall’Opera del Duomo e sebbene fosse già stato segnalato nel 1757 dall’astronomo gesuita Leonardo Ximenes, il suo significato per la storia dell’astronomia e della misura del tempo non era mai stato adeguatamente valorizzato”, spiega Francesco Vizza. “La storiografia ha tradizionalmente sostenuto che soltanto a partire dal XIII secolo si sviluppò una piena consapevolezza dello scarto tra il calendario giuliano e l’anno solare”.

Il documento integra sia le date convenzionali del computo ecclesiastico, sia quelle corrispondenti ai fenomeni celesti rilevati. Mentre la tradizione stabilita dal Concilio di Nicea nel 325 fissava l’equinozio di primavera al 21 marzo, il calendario dell’813 registra l’ingresso del Sole nel segno dell’Ariete il 18 marzo, evidenziando uno scarto di tre giorni.

In merito all’impatto di questo ritrovamento sulla storiografia scientifica, Vizza osserva: “La storiografia ha tradizionalmente sostenuto che soltanto a partire dal XIII secolo si sviluppò una piena consapevolezza dello scarto tra il calendario giuliano e l’anno solare”. Oltre al valore astronomico, il manoscritto si inserisce in un contesto culturale di ampio respiro, presentando analogie con il celebre calendario di Prüm dell’840. Questa vicinanza temporale e contenutistica suggerisce l’esistenza di un Reichskalender (calendario dell’impero) o di una fitta rete di scambi scientifici tra i centri computistici dell’Impero carolingio, confermando un livello di accuratezza metodologica nella misura del tempo che anticipa significativamente le acquisizioni scientifiche del tardo Medioevo.

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