Scenografie virtuali,
videoproiezioni, luci ed effetti prospettici intrecciatI con la
musica di Verdi per un racconto che esalta la dimensione epica
della vicenda e la psicologia dei personaggi. È l’Aida che il
regista torinese Davide Livermore mette in scena al Circo
Massimo dal 12 al 28 luglio per la stagione estiva del Teatro
dell’Opera di Roma. Sul podio il direttore d’orchestra Daniele
Callegari; il coro è diretto da Ciro Visco. Nel ruolo del titolo
debutta con la fondazione musicale Elena Stikhina in alternanza
con Yolanda Auyanet e Aleksandra Kurzak. Angela Meade torna sul
palcoscenico estivo dell’Opera di Roma dopo Turandot del 2024
per affrontare il ruolo da mezzosoprano di Amneris alternandosi
con Valentina Pernozzoli. Per Radamès torna anche Luciano Ganci,
già applaudito nel 2023, in alternanza con Ivan Magrì. Amonasro
ha la voce di Ernesto Petti e Ludovic Tézier nella recita del 22
luglio.
“Giuseppe Verdi parla della straordinarietà dell’amore che
riesce in qualche modo a mettere insieme due persone che fanno
parte di due fronti di guerra, di due etnie, di due gruppi che
sono in lotta – disse Livermore descrivendo la sua visione del
capolavoro verdiano dopo il successo riscosso al Costanzi nel
2023 -. Noi figli del Mediterraneo e della cultura greca abbiamo
bisogno di essere qualcun altro per poter essere degli artisti,
anche per insegnare alle persone, e a noi stessi in primis,
quanto è fondamentale capire le ragioni dell’altro,
migliorandosi come esseri umani. Capendo le ragioni dell’altro
noi apriamo il cuore, la mente, l’anima”.
Accanto al regista, che cura anche i movimenti coreografici,
la regista collaboratrice Chiara Osella, Giò Forma firma le
scene, Gianluca Falaschi i costumi, Fiammetta Baldiserri le luci
e D-Wok i video. “Dietro la sua apparente monumentalità –
osserva Callegari – ciò che mi colpisce sempre di Aida è il suo
carattere profondamente umano. Più ascolto questa partitura, più
mi convinco che Verdi non abbia voluto raccontare il trionfo del
potere, ma la fragilità dell’uomo. Nella sua musica non trovo
eroi né vincitori, ma esseri umani chiamati a scegliere tra
amore, dovere e libertà, consapevoli che ogni scelta porta con
sé una rinuncia. È questa tensione silenziosa, più ancora della
grandiosità della scena, a dare vita al dramma”. Per il maestro
milanese, dunque, “dirigere Aida significa cercare questo
equilibrio: lasciare che la magnificenza della scrittura
verdiana non oscuri mai la verità dei sentimenti”.
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