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Home Cultura

L’assurdità delle regole del tennis indagate con l’ironia di Umberto Marino

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
12/07/2026
in Cultura

(di Paolo Petroni)
UMBERTO MARINO, ‘TENNIS’ (MdS
EDITORE, pp. 162 – 15.00 euro) – In questo momento di
collettiva passione tennistica, in cui anche chi raramente si è
mosso dalla sua poltrona partecipa e discute i colpi e le
partite di Jannik Sinner, di Jasmine Paolini e tutti gli altri
giocatori ai primi posti della classifica mondiale, credo che
nelle giornate di Wimbledon possa avere un senso leggersi questo
libro di Umberto Marino dedicato a questo sport.
   
Il volume infatti si interroga su regole e tradizioni del
tennis, a partire da tutti i suo assurdi numeri, dagli 0,914
metri per l’altezza della rete (al centro, ché ai lati è di
1,07) al punteggio che dopo 15, 30 passa inopinatamente a 40 o
al diametro della palla, e lo fa con quella partecipazione
sentimentale e quell’ironia che Marino ha sempre messo nei suoi
testi più celebri per il teatro, da Italia-Germania 4 a 3 a
Volevamo essere gli U2. Non a caso fa anche un parallelo tra
drammaturgia e tennis, che hanno al centro un conflitto e un
dialogo, un insieme di risposte che sempre dipendono dalla
domanda, cui segue un palleggio e poi magari un colpo di scena
che cambia le cose e porta al finale.
   
La conclusione di tante incongruenze e assurdità, la cui
spiegazione di alcune non esiste perché si è perduta nella
notte dei tempi (come quel 40 del punteggio), è che ”il tennis
è stato inventato da divinità cattive, da qualche demone dal
nome assurdo e impronunciabile come quelli degli dei atzechi” e
quindi ”non è possibile vincere con gli dei del tennis. Loro
scrivono delle regole inconoscibili, loro fanno in modo che il
primo a giocare contro di te sia tu stesso. Che ti spaventi, che
sia intimorito e tremante, che ti auto maledica per i tuoi
errori, che annulli la tu autostima e la tua sicurezza, così
finisce che tiri fuori, lungo o a rete, tiri troppo piano o
sparacchi forte senza un progetto di gioco. Come nella vita”.
   
Ecco quindi che l’autore rivela il senso di questo suo libro
che è parlare dell’assurdità, lo sforzo, i sogni e le illusioni
dell’esistenza che sono gli stessi del giocare a tennis e di
quel mistero per cui, in campo, le palle nuove sparisco e quelle
vecchie aumentano come una metafora dell’inutilità del
combattere l’invecchiamento. Tutti dicono che il tennis fa male
ma, ribatte Marino, non è vero perché se giochi davvero devi
essere concentrato sui colpi, l’avversario ecc. e la tua mente
si libera, è ripulita dalle incrostazioni di livore malmostoso e
i problemi di condominio o di coppia appaiono superabili ”e la
stessa vita sembra degna di essere vissuta (questo soprattutto
se hai vinto)”.
   
Per questo valore esemplare del tennis Marino può far ricorso
al mito, da Laocoonte a Teofrasto, ai classici, da Shakespeare a
Manzoni, non ci sono limiti. Eppure nota che scienza e filosofia
non si sono mai occupate delle funzioni formative e pedagogiche
del tennis e questo per è particolarmente vistoso nella mancanza
di studi approfonditi sulla ‘palla arrotata’ con tutti i suoi
insegnamenti, a cominciare dal ”saper prevedere, anticipare il
corso degli eventi che ci vengono incontro, che ci travolgono,
accelerando proprio mentre si avvicinano” e sapervi adattare il
comportamento necessario per non esserne sopraffatti.
   
Il libro passa così dagli sponsor ai maestri, dalla
‘doppiezza del doppio’
alla degenerazione del padel (spiegata in appendice),
soffermandosi sui crampi come sugli spettatori di incontri
importanti, silenziosi e dagli appalusi imparziali, perché, al
contrario di quello che accade con altri sport a cominciare dal
calcio, sono loro stessi giocatori. L’ultima parte è poi una
galleria di ritratti, di caratteri, da quello in canotta e
quello in polo al decano, da quello che perde sempre con i
vecchi ai giovani che fanno lezioni collettive, da quello che
sta sempre al Circolo a quello che non saluta e così via,
intrecciando tipologie di gioco con modi essere, realtà
esistenziali.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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