La Pietà riminese di Giovanni
Bellini, oggetto di un recente restauro a cura della Fondazione
Venetian Heritage, che l’ha restituita alla potenza della luce e
del colore, torna nella città romagnola dopo un lungo soggiorno
alla Morgan Library and Museum di New York. La tavola, tra i
capolavori del Rinascimento europeo, sarà protagonista di una
piccola mostra dossier promossa dal Comune di Rimini e dai Musei
Comunali – ‘Il codice della Passione. Bellini e Mantegna allo
specchio’ – allestita dal 18 luglio al 10 gennaio al Museo della
Città Luigi Tonini che la vedrà in dialogo con il San Sebastiano
di Andrea Mantegna, della Galleria Franchetti di Ca’ d’Oro,
secondo un modello già sperimentato a Venezia.
Il restauro, a cura di Cbc (Conservazione Beni Culturali), è
stato portato a termine in accordo con la Soprintendenza
Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna,
Forlì-Cesena e Rimini. L’intervento ha conservato tutte le
tracce del tempo che hanno segnato la tessitura pittorica
dell’opera (consunzioni, cadute di colore, lacune ecc), tuttora
bene percepibili a uno sguardo ravvicinato, ma ha permesso di
restituire agli occhi dello spettatore l’impressione di
un’integrità ritrovata. Il confronto sarà ospitato nella Manica
Lunga del Museo della Città, restituito nella piena interezza ai
suoi visitatori, e permetterà di enfatizzare il confronto tra
due maestri della Rinascenza, che legano Rimini a Venezia e alle
corti padane. Una perfetta esperienza estetica e culturale
renderà possibile misurare la relazione storica tra i due
pittori, uniti da legami familiari (Mantegna sposò la sorella di
Bellini) e da una fitta rete di reciproche contaminazioni,
eppure anche distinti da scelte poetiche molto differenziate. In
mostra anche una rarità di collezione privata, un clipeo con le
iniziali e lo stemma di Roberto Malatesta, detto il Magnifico,
signore di Rimini (1440-1482) in cui molti studiosi hanno inteso
identificare il committente della Pietà di Giovanni Bellini, o
l’erede della committenza di Sigismondo, prima che passasse a un
dotto notabile della corte riminese. Si ipotizza che lo stemma
provenga dalla scomparsa dimora malatestiana di Rimini, detta
Palazzo del Cimiero.
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