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Home Cultura

Utopia e sogni di Hans Werner Henze, il socializzatore della musica

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
01/08/2026
in Cultura

(di Luciano Fioramonti)
“Maestro, perchè non scrive
un brano per noi?”. Nacque dalla domanda inaspettata di uno
studente di Montepulciano che aveva imparato a leggere la musica
grazie a lui, la sfida che portò Hans Werner Henze a completare
in meno di un anno “Pollicino”, l’opera lirica messa in scena da
bambini e ragazzi nel 1980 che riassume l’ essenza del Cantiere
Internazionale d’Arte creato dal musicista tedesco nel borgo
della Val di Chiana.
   
Henze aveva ricevuto nella sua villa nei pressi di Marino, nei
Castelli Romani, il gruppo di allievi della scuola di musica del
comune toscano e restò colpito dalla loro energia. Si mise al
lavoro coinvolgendo nell’ impresa colleghi e musicisti e il
miracolo avvenne: i ragazzi impararono a cantare e a suonare la
partitura non facile in tempo per la prima assoluta il 2 agosto
al Teatro Poliziano salutata da un grande successo.
   
“E’ la prima opera lirica contemporanea scritta da un grande
compositore per giovani esecutori italiani. Henze è stato il
socializzatore della musica. Aveva creato il Cantiere con
progetto molto chiaro: la musica non per elite ma alla portata
di tutti e soprattutto da fare insieme” ha detto all’ ANSA
Gaston Fournier-Facio, musicologo costaricano chiamato dal
compositore a svezzare musicalmente gli adolescenti di
Montepulciano e tuttora è uno degli animatori del Cantiere.
   
L’edizione 51 di quest’anno, che si chiude domenica 2 agosto in
Piazza Grande con il concerto dell’ Orchestra Haydn di Bolzano e
Trento diretta da Alessandro Bonato con Mariangela Vacatello al
pianoforte, ha celebrato il centenario della nascita del
fondatore costellando di suoi brani nella quarantina di concerti
– tra cui 24 prime esecuzioni – che per due settimane hanno
impegnato 460 musicisti.
   
L’ idea del Cantiere nacque alla fine degli anni Settanta.
   
“Montepulciano era un paese depresso e arretrato e gli
amministratori comunali chiesero al Pci di indicargli qualcuno
per realizzare una iniziativa musicale – racconta Gaston -. C’
era già un festival tradizionale con la partecipazione di Mario
del Monaco. Henze vide l’edizione del 1975 e disse che al paese
non servivano spettacoli preconfezionati che non avrebbero
lasciato traccia. ‘Voi dovreste essere un cantiere, un luogo di
produzione, dove si fabbrica musica e arte’. Per il compositore,
secondo l’ idea di Gramsci, la popolazione andava educata e la
musica borghese resa fruibile a tutti”. Henze, popolarissimo in
patria dopo la seconda guerra mondiale, voleva sottrarsi alle
innumerevoli richieste di commissioni da enti e teatri di
prestigio e, innamorato dell’ Italia, scelse di stabilirsi prima
a Ischia e poi nella campagna di Marino dove visse per 50 anni
fino alla morte nel 2012.
   
Il Cantiere Internazionale d’ Arte venne inaugurato nel 1976
con compositori e giovani strumentisti che si esibivano (senza
compenso ma solo con la garanzia di vitto e ospitalità, come
avviene tuttora) in spettacoli e nelle prove aperte proprio per
far crescere l’ interesse del pubblico ma i giovani continuavano
a restare tagliati fuori. “Mi chiamò come animatore musicale nel
1979 e fui assunto dal comune per l’ alfabetizzazione musicale
di bambini e giovani. – ricorda il musicologo -. Cominciai con
tre ragazzi di scuola media, dopo sei mesi erano diventati 15
capaci di leggere la musica e suonare flauto dolce, chitarre e
percussioni. Presto arrivammo a 60, il gruppo tra strumentisti e
cantanti che realizzò Pollicino”. Massimo Moccoli, oggi
imprenditore edile, è stato il primo protagonista di quell’
opera. “Avevo dieci anni. Henze ha inciso sul mio Dna la trama
della mia vita. Ha fatto emergere la mia identità nascosta, mi
ha fatto capire chi fossi e le qualità che non sapevo di avere.
   
Ogni volta che ne parlo mi commuovo”.
   
La pianista Mariangela Vacatello, da tre anni direttrice
artistica, in questa edizione speciale ha puntato a rendere più
umana la figura dell’ inventore del Cantiere. “Henze è ancora un
mistero per la musica italiana – osserva -, ha amato tanto l’
Italia, è venuto tra noi ma viene eseguito poco. Era un
compositore caleidoscopico molto conosciuto e riconosciuto,
sicuramente la difficoltà delle sue opere non aiuta ma andando a
fondo si può cogliere anche la sua leggerezza, ha una scrittura
estremamente complessa ma spesso tende a utilizzare tecniche per
smussare. Magari questa celebrazione aiuterà a creare un nuovo
inizio”. L’ unico possibile difetto di Henze era la sua
mentalità utopica, chiosa Gaston Fournier-Facio. “Pensava in
grande, era un sognatore ma da tedesco lottava per concretizzare
i suoi sogni. Oggi all’ istituto di musica di Montepulciano
intitolato a lui dove insegno ci sono mille allievi e 40
insegnanti. E’ questo il segno più palese della sua utopia
realizzata”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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