Tim ha un piano di transizione
climatica per ridurre l’impatto ambientale del digitala che
cresce e continuerà a crescere, con sempre più connettività,
cloud e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Il
Piano, che ‘costa’ 550 milioni di euro, definisce un percorso di
riduzione progressiva delle emissioni al 2030, 2040 per arrivare
al ‘net zero’ nel 2050, intervenendo su tutte le principali
fonti di emissione del gruppo, inclusa la filiera, da cui
proviene oltre il 90% dell’impronta carbonica complessiva di
Tim. Si parte però, precisa una nota, da interventi già
pianificati, risorse economiche identificate e tecnologie
disponibili per il gruppo in Italia e Brasile. Nel 2025, si
legge nel Piano, il gruppo ha prodotto 2.223,5 kilotonnellate di
biossido di carbonio equivalente.
In particolare punta sull’efficientamento delle
infrastrutture, l’adozione di tecnologie a minore impatto
ambientale, il mantenimento dell’approvvigionamento di energia
da fonti rinnovabili ed un percorso di allineamento agli
obiettivi Esg di Tim con la filiera. Tra gli interventi già
previsti anche l’accelerazione della migrazione verso il 5G, che
consente di contenere i consumi energetici per unità di traffico
trasportato, e l’ammodernamento dei data center con sistemi di
raffreddamento e gestione dell’energia più efficienti.
“Cloud e intelligenza artificiale stanno facendo crescere la
domanda di connettività e capacità di calcolo a una velocità mai
vista. Non possiamo ignorarlo. Con il nostro Piano di
Transizione Climatica abbiamo tracciato la strada per ridurre le
nostre emissioni, accompagnando la crescita del digitale.
Renderemo più efficienti processi e infrastrutture per consumare
meno e adotteremo tecnologie a minore impatto ambientale. Più il
sistema saprà creare le condizioni economiche per sostenere
questa sfida, più ambiziosi saranno i risultati che potremo
raggiungere”, spiega Pietro Labriola, ad di Tim.
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