(di Laura Valentini)
Quello che la letteratura può
spiegare ai giovani, un’esperienza personale di disagio narrata
dalla voce del malato, oppure una grande amicizia con lo sfondo
di passioni letterarie e ancora una adolescente indomita e
incontrollabile che si ‘mette di traverso’ al cammino di uomini
e alla traiettoria della storia: è uno spaccato della narrativa
italiana contemporanea quello che emerge tra le pieghe dei libri
finalisti al Premio Campiello 2026 e che ieri sera, nell’esordio
del tour estivo dei cinque autori, è stato al centro di un botta
e risposta con gli studenti della Luiss.
Se Ermanno Cavazzoni, finalista al Campiello con “Storia di
un’amicizia” (Quodlibet), ha spiegato che il suo libro sulle
vite e le vicende successe a Gianni Celati (1937-2022) e a lui
stesso “è per metà allegro e comico e per l’altra metà
malinconico e doloroso”, Marcello Fois, in gara con “L’immensa
distrazione” (Giulio Einaudi Editore), ha voluto narrare in
questo romanzo familiare “la storia di un imprenditore che cerca
di capire come l’istruzione gli avrebbe migliorato la vita se
avesse potuto accedervi. Io penso – ha affermato Fois – che la
letteratura può spiegare ai giovani che molti diritti non sono
scontati, anzi vanno difesi, dobbiamo salvarli”. Valeria
Parrella con “La ragazzina”, quasi la traduzione italiana di “La
pucelle”, la pulzella d’Orléans, indaga nella storia di Giovanna
D’Arco “quello che non sopportano gli uomini” delle donne, e
delle ragazzine in particolare. “Poco importa se a Giovanna la
strada la indicassero le voci, lei sapeva dove andare e ci va. E
non c’è niente di più irritante di un giovane, soprattutto una
giovane donna, che si mette di traverso”, ha sottolineato
l’autrice che fa un parallelo tra la ribellione di Giovanna e lo
sconcerto seminato tra scuola e famiglia da Greta Thunberg con i
suoi primi venerdì di sciopero.
Autore di ‘Lo sbilico’, Alcide Pierantozzi si è raccontato
con grande sincerità anche a proposito della lingua nel libro,
sempre precisa, a volte spiccatamente letteraria: “Sono stato
bocciato tre volte, avevo già problemi psichiatrici; se è stato
scoperto nel mio caso lo spettro autistico è dovuto alla
capacità mnemonica con cui riconoscevo certe parole” desuete. In
una scena del libro che evoca una visione, ecco ad esempio il
termine “gecheggiante” neologismo coniato dal poeta Giorgio
Caproni. “La mia paura più grande – ha spiegato – è sempre
quella di non farmi capire, da qui quasi un’ossessione per le
parole specifiche”. Pierantozzi nel parlare della sua esperienza
personale ha detto di essere consapevole “che in sé non
interessa, non sono né un cantante né un attore. Io uso la
malattia per dare la narrazione da un altro punto di vista
perché siamo abituati a quello degli psichiatri, non a quello
dei matti”.
Elena Varvello, poetessa e scrittrice, è in finale al
Campiello con ‘La vita sempre’, un libro in cui i grandi
accadimenti della storia sono filtrati dalle esperienze
quotidiane di chi vive ai margini: per affrontarli “sono sicura
che la vita ci prepari sempre, silenziosamente, segretamente,
con un lavoro che noi non cogliamo” e anche i giovani di oggi
sarebbero in grado di affrontare quegli sconvolgimenti.
I cinque finalisti della 64/a edizione del Premio, il cui
vincitore sarà indicato a Venezia il prossimo 3 ottobre per la
prima volta al Palazzo del Cinema al Lido, in base alla
votazione della Giuria dei Trecento Lettori Anonimi,
proseguiranno i loro incontri pubblici martedì 23 giugno al
Porto di Civitavecchia, poi mercoledì 24 giugno a Pistoia,
presso Palazzo Fabroni, nell’ambito di Pistoia Capitale Italiana
del Libro 2026 . Giovedì 25 giugno i finalisti saranno
protagonisti di un incontro al Teatro Olimpico di Vicenza mentre
venerdì 26 giugno faranno tappa ad Albarella, in collaborazione
con Confindustria Veneto e il Gruppo Marcegaglia. Il calendario
prosegue il 30 giugno a Brescia; il 16 luglio a Jesolo e il 17
luglio a Cortina d’Ampezzo.
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