La Corte d’appello di Milano ha
confermato la sentenza di condanna del Tribunale di Varese a un
anno e quattro mesi per maltrattamenti nei confronti della madre
per Riccardo Bossi, primogenito del ‘senatur’ Umberto Bossi
,morto lo scorso marzo.
Al centro del procedimento episodi risalenti al 2016,
inizialmente contestati anche come lesioni, accusa poi caduta
dopo la remissione della querela da parte della madre. E’ invece
rimasta in piedi l’ipotesi di maltrattamenti, procedibile
d’ufficio, nonostante la madre di Bossi Jr lo abbia perdonato in
aula.
Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe avanzato
ripetute richieste di denaro nei confronti della madre con
scatti d’ira che in un caso avrebbero portato l’imputato a
mettere le mani addosso alla donna – che in quel periodo lo
ospitava nella sua casa di Azzate – facendole sbattere la testa
contro il muro; mentre in un’altra circostanza, gli insulti e il
clima teso avrebbero spinto la donna a fuggire di casa, pur di
allontanarsi dal figlio.
Sentita in aula nel corso del primo grado la madre, che non
si è mai costituita parte civile, aveva “perdonato” il figlio
spiegando che i rapporti tra loro erano tornati sereni e i
vecchi fatti erano stati completamente superati. Il secondo
grado ha comunque confermato la condanna, mentre l’avvocato
Federico Magnante, difensore del figlio del fondatore della
Lega, è pronto a ricorrere in Cassazione.
Inoltre, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso
di Riccardo Bossi nei confronti della sentenza della Corte
d’Appello di Milano per le false dichiarazioni finalizzate ad
ottenere indebitamente il reddito di cittadinanza. Diventa
quindi definitiva la condanna a 2 anni e sei mesi di reclusione
ed al risarcimento dei danni, circa 15 mila euro, in favore
dell’Inps, assistita dall’avvocato Aldo Tagliente.
L’indagine era scattata dopo una segnalazione dell’Agenzia
delle Entrate, da cui erano partiti gli approfondimenti sulla
posizione del figlio dell’ex leader della Lega. Secondo le
indagini coordinate dalla pm Nadia Calcaterra, il primogenito
del ‘senatur’ avrebbe ricevuto indebitamente il reddito di
cittadinanza tra il 2020 e il 2023.
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