Ascolta la versione audio dell’articolo«Il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti». È il primo messaggio lanciato da Papa Leone appena sbarcato questa mattina a Lampedusa, accolto per il Governo dal sottosegretario Alfredo Mantovano , col quale il Pontefice ha voluto salutare i cittadini che al campo sportivo “Arena” prima di prepararsi per la Santa Messa, con 4mila persone. Ma il passaggio più duro arriva dopo. «L’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate». Poi la chiamata all’Europa: per posizione e assetto istituzionale, può «affrontare la crisi in modo organico». E farlo «vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona». La sua, per la sua storia e la sua cultura, è una «responsabilità epocale».Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AIIl sistema economico mondiale «genera povertà ed esclusione»Secondo Prevost, il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di “passare oltre”».Loading…Al sindaco assicura: «Il Papa vi incoraggia»Prevost ha ringraziato il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino , per il saluto che gli è stato rivolto pochi minuti prima. «Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco – ha detto Papa Leone – è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti. Il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia». Dal canto suo il sindaco ha citato Claudio Baglioni , cittadino onorario di Lampedusa e presente in prima fila. «In un tempo in cui il mondo è ancora dilaniato da guerre, violenze, divisioni e paure – ha detto il sindaco – Lampedusa sente più forte il bisogno di accendere una luce. La luce di chi non si arrende all’indifferenza. La luce di chi continua a credere che ogni vita umana sia sacra. La luce di chi si aggrappa ancora ad “una radio per sentire che la guerra è finita”, per usare le parole di una meravigliosa canzone del Maestro Baglioni sul miracolo della vita».Prevost: nell’accoglienza c’è chi sceglie di non farsi prossimoIl Papa ha soprattutto ringraziato chi si adopera per l’accoglienza, sull’Isola. «Grazie, fratelli e sorelle – ha detto – perché non c’è niente di scontato nel vostro farvi prossimi, niente di automatico. La parabola ce lo racconta: l’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere». «Sì, perché tra voi è l’amore a essersi organizzato – ha aggiunto – quell’amore di cui la compassione, che vede il fratello in mare, è come il primo fremito , la chiamata profonda a osare ciò che mai avreste pensato. Saluto le persone migranti che sono qui: loro stesse non hanno soltanto ricevuto – ha sottolineato il Papa – ma molte volte esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri».“O’ scià”: l’appello a non lasciarsi vincere dalla paura«Non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza», l’esortazione finale. «Torni la venerata immagine della Madonna di Porto Salvo a parlarvi con la forza di un tempo, quando chi ve ne ha trasmessa la devozione». «Abbiamo tutti in Dio un porto sicuro, e ogni comunità cristiana è chiamata a esserne un riflesso sulla terra. E a voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità». Infine la conclusione, richiamando la formula di saluto dei lampedusani che potrebbe tradursi con “Mio respiro”: “O’scià!”.