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Home Finanza

Aerei, la tensione rimane dopo il cessate il fuoco

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
09/04/2026
in Finanza, Primo Piano

Ascolta la versione audio dell’articoloLa riapertura dello stretto di Hormuz come conseguenza del cessate il fuoco di due settimane tra Usa e Iran, non raffredderà i prezzi del carburante per aerei, nonostante il greggio sia crollati del 16% scendendo sotto i 100 dollari al barile dopo l’annuncio nella notte. Willie Walsh, direttore generale dell’Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA) ancora per pochi mesi prima di passare alla guida della compagnia indiana IndiGo, ha avvertito che ci vorranno mesi prima che l’approvvigionamento di carburante per aerei si riprenda, anche dopo la riapertura di Hormuz. a causa delle interruzioni dei processi di raffinazione in Medio Oriente.Walsh ha dichiarato ai giornalisti, nel corso di un evento a Singapore, che pur prevedendo un calo dei prezzi del greggio, le quotazioni del carburante per aviazione probabilmente rimarranno elevate a causa dell’impatto sulle raffinerie. «Se dovessero riaprire e rimanere aperte, credo che ci vorranno comunque diversi mesi per tornare ai livelli di fornitura pre-crisi, per via dell’interruzione della capacità di raffinazione in Medio Oriente», ha affermato Walsh riferendosi al centrali che sono state colpite durante gli attacchi. Non sarà facile tornare alla normalità come sottolinea la società di analisi Kpler, secondo cui la riapertura dello stretto apporterà un «leggero aumento incrementale, ma persisterà la ristrettezza dell’offerta» di jet fuel.Loading…Loading…I prezzi del carburante per aerei normalmente si muovono di pari passo con quelli del petrolio, ma dall’inizio del conflitto sono più che raddoppiati, superando l’aumento del 50% dei greggio prima del cessate il fuoco di due settimane. Tra le conseguenze della riduzione delle forniture per il conflitto, ci sono l’aumento dei costi e di conseguenza dei biglietti aerei, la riduzione dei voli, il trasporto di carburante extra dagli aeroporti di origine e l’aggiunta di scali intermedi per il rifornimento. Come nel caso dell’americana Delta Air Lines che prevede di pagare circa 4,30 dollari al gallone per il carburante per aerei nel trimestre di giugno, aggiungendo oltre 2 miliardi di dollari al prezzo di un anno prima. Il carburante rappresenta la seconda voce di spesa più importante per le compagnie aeree, dopo il costo del lavoro, e in genere costituisce circa il 30% delle spese operative.Ciononostante, i titoli azionari delle compagnie aeree sono saliti con incrementi a due cifre, come nel caso di Ryanair (+ 13,5%), Wizz Air (+10%), easyJet (+12%), Air France-KLM (14%) e Lufthansa (11%) superando i guadagni degli indici azionari europei. Anche le compagnie aeree statunitensi hanno registrato un rally fin dall’avvio delle contrattazioni.Nessun paragone con la pandemia che ha paralizzato i viaggi globali, secondo il direttore della IATA. «Questa situazione non è simile al COVID quando la capacità si ridusse del 95% a causa della chiusura delle frontiere». Più simile ad altri shock come le recessioni del 2008-09 o le conseguenze degli attacchi dell’11 settembre, ha aggiunto. «Dopo l’11 settembre, la ripresa ha richiesto circa quattro mesi. Nel 2008-2009, ci sono voluti dai 10 ai 12 mesi», ha affermato.

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