Il Mediterraneo come culla del
mito e crocevia di culture è il filo conduttore della 52/a
edizione del Festival della Valle d’Itria, in programma a
Martina Franca, in provincia di Taranto, dal 14 luglio al 2
agosto 2026. Oltre venti giorni di musica, tra opera, concerti e
incontri, per un cartellone che attraversa i secoli, dal
Settecento alla contemporaneità, valorizzando il patrimonio
artistico e paesaggistico del territorio pugliese.
Inaugura il 14 luglio a Palazzo Ducale il dittico
novecentesco “Pulcinella” di Stravinskij e “La favola di Orfeo”
di Casella con la regia di Jean Renshaw e la bacchetta di Nicolò
Umberto Foron. Attesa anche per “Carmen” di Bizet (dal 25
luglio, direttore Fabio Luisi e regista Denis Krief), proposta
nella versione originale del 1874, mai rappresentata in forma
scenica, e per la rarità barocca “Lo schiavo di sua moglie”
(1672) di Francesco Provenzale (dal 24 luglio), in prima
esecuzione in tempi moderni.
Accanto all’opera, spazio a concerti sinfonici e cameristici
e al progetto teatrale “Vennero da ogni dove” di Marco Baliani
(20 e 21 luglio), dedicato ai viaggi nel Mediterraneo. “Proseguo
il percorso iniziato lo scorso anno: la musica come strumento
per leggere il presente”, spiega la compositrice e direttrice
artistica Silvia Colasanti, sottolineando un Festival “aperto a
un pubblico eterogeneo e legato al tema del mito, alla base
della nascita dell’opera lirica”.
Per il presidente della Fondazione Paolo Grassi, Michele
Punzi, la manifestazione resta “un patrimonio culturale da
preservare, capace di coniugare ricerca e radicamento
territoriale. Il Festival deve continuare a essere colto e
internazionale, ma anche profondamente inserito nel tessuto
sociale, contribuendo alla crescita culturale ed economica della
comunità”.
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