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Home Cultura

Anna Bisogno racconta la ‘Tv espansa’ tra piattaforme, social network e Ia

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
12/03/2026
in Cultura

La televisione, in questi decenni, è cambiata radicalmente. Non è scomparsa ma si è spostata e vive altrove. Si trova nelle connessioni di un pubblico che scrolla gli smartphone, i tablet e abita le piattaforme, dove gli algoritmi decidono cosa vedere e il racconto si mescola al consumo. E’ la tesi che sostiene Anna Bisogno, docente all’Universitas Mercatorum, dove insegna Cinema, Radio e Televisione nel saggio ‘Tv espansa. Piattaforme, social network, Ia’ pubblicato da Carocci. “In Italia – spiega Bisogno – la televisione ha accompagnato le trasformazioni del Novecento e del XXI secolo: dalla paleotelevisione pedagogica, alla neotelevisione costruita sul dialogo con il pubblico (Eco 1983); dal modello centralizzato del servizio pubblico al sistema competitivo delle reti commerciali; fino alla fase digitale che la proietta in un ecosistema espanso, in cui dialoga con piattaforme, algoritmi e comunità connesse”. Un’evoluzione che di fatto ha cambiato il ‘volto’ del piccolo schermo dando vita a un nuovo mondo in cui la televisione si ibrida con il linguaggio dei social, si frammenta in clip, si ricompone in meme e si estende nei format digitali.

Si tratta di una televisione espansa che dialoga con l’intelligenza artificiale, costruisce archivi infiniti e personalizza gusti e sguardi. Un arcipelago di pratiche, linguaggi e dispositivi in cui i dati partecipano al processo creativo, orientano le narrazioni, plasmano ritmi e formati, ridefinendo il ruolo degli autori e il senso stesso della scrittura. Nel contesto italiano, la televisione lineare entra in osmosi con piattaforme e social media, dando vita a un modello eterogeneo in cui si riconfigurano le modalità di partecipazione dello spettatore e la visione si trasforma in esperienza condivisa e continua. “La televisione espansa – osserva l’autrice – è dunque un dispositivo culturale stratificato e contraddittorio, in cui convivono possibilità di inclusione e dinamiche di esclusione, sperimentazioni estetiche e logiche di controllo, rituali collettivi e frammentazioni individualizzate”. 

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