Il decreto della Corte d’Appello
di Milano che dispone il fermo dell’area a caldo dell’ex Ilva
entro 90 giorni rappresenta “uno scacco matto” dopo un lungo
percorso giudiziario. Ne è convinto l’avvocato Maurizio Rizzo
Striano, che insieme al collega Ascanio Amenduni ha assistito
l’associazione Genitori Tarantini nell’azione inibitoria accolta
dai giudici milanesi.
Per il legale, “la giustizia cammina sulle spalle delle
persone” e il risultato ottenuto è stato possibile “senza il
coraggio e la determinazione di undici cittadini di Taranto”, ma
anche grazie al lavoro dei magistrati italiani ed europei che
hanno affrontato la vicenda.
Rizzo Striano sottolinea la differenza rispetto al
provvedimento del Tribunale di Milano che aveva “disposto il
fermo dell’area a caldo per il 24 agosto, ma poteva essere
evitato se entro quella data il gestore avesse riformulato un
riesame dell’Aia sui punti evidenziati impegnandosi poi a
realizzare ‘in tempi ragionevoli’ le nuove conseguenti
prescrizioni”. “La Corte di Appello – aggiunge – ha disposto il
fermo immediato, con provvedimento esecutivo”, stabilendo che
“gli impianti potranno essere riattivati solo dopo avere
completato la totale rimozione dell’amianto ed avere predisposto
ogni misura necessaria ad abbattere le polveri sottili”.
Il legale precisa inoltre che il decreto “non è impugnabile
in Cassazione”, pur potendo essere modificato o revocato dallo
stesso giudice in presenza di “rilevanti novità sopravvenute”. A
suo giudizio, però, rimuovere l’amianto dagli altoforni e
ridurre le emissioni con una produzione di sei milioni di
tonnellate annue è “pura fantascienza”.
“Il conto alla rovescia – osserva Rizzo Striano – comincia da
oggi. I 90 giorni (che scadranno il 28 ottobre, ndr) sono il
tempo necessario per fermare gli impianti in sicurezza. Se i
commissari governativi di Adi e Ilva non dovessero adempiere
all’ordine del giudici si esporrebbero a una richiesta di
risarcimento danni” e potrebbe configurarsi “la mancata
esecuzione dolosa di un provvedimento inibitorio del giudice”.
“Dopo tanti scacchi – conclude – questa volta lo scacco è
matto”.
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