“I protagonisti sono i familiari
delle vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa.
L’80% di loro non conosce la verità. E ancora ieri questo grido
che si è alzato del diritto a sapere, a sapere, perché l’omertà
uccide la verità ma anche la speranza e la giustizia. Il diritto
alla verità è importante e fondamentale e per fare questo è
necessario scuotere un pochettino di più ognuno per la propria
parte, perché la memoria non può andare in prescrizione”. Così
don Luigi Ciotti ai cronisti in piazza Vittorio Veneto a Torino,
a margine della manifestazione per la Giornata nazionale in
ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
“L80% – ha aggiunto – è un numero impressionante in Italia,
culla della civiltà che non conosce la verità. E poi soprattutto
Libera del lavoro l’ha fatto nelle scuole, l’ha fatto nel
territorio, nelle associazioni. Abbiamo varcato i confini perché
Libera è molto presente in tutta Europa oggi. Libera è presente
in America Latina, Libera è presente in 22 Stati dell’Africa.
Perché si è contaminato e qui ci sono anche delle delegazioni di
persone, anche di familiari che arrivano da altri paesi del
mondo. L’esperienza italiana quindi ha contagiato, ha contagiato
positivamente. Se pensate che il 13 febbraio qui a Torino, da
tutte le parti d’Europa, c’è stato un incontro di tutti i
rappresentanti di tutte le conferenze episcopali, la Chiesa
cattolica in questo caso, sul tema della criminalità e delle
mafie. Anni fa non l’avremmo mai pensato. Ora bisogna però
scuotere la gente, le persone. Ci sono dei momenti nella vita in
cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo morale
e una responsabilità civile. Noi di fronte la violenza,
l’illegalità, la corruzione, le mafie non dobbiamo tacere. È una
responsabilità educativa, culturale e di richiesta di politiche
sociali. Grazie al lavoro di magistrati e di forze di polizia:
molti li ricordiamo anche tra le persone uccise dalla mafia
perché facevano bene fino in fondo la loro parte”.
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