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Home Cultura

Giusy Valeri a 87 anni torna al suo cabaret, ‘oggi i comici non fanno più ridere’

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
30/03/2026
in Cultura

(di Chiara Venuto)
Mentre scende le scale del ristorante
Velavevodetto di Testaccio, Giusy Valeri non sta nella pelle.
   
Vuole rivedere il posto dove per cinque anni ha recitato,
libera, i suoi personaggi, fatto ridere i romani, anche se –
dice – “c’erano giusto due tavoli” e “non c’avevamo una lira”.
   
Questa visita (nel contesto di una festicciola tra amici e
familiari) è il suo regalo per gli 87 anni, tappa a cui arriva
con una scintillante tutina in paillettes argentate e,
nonostante gli acciacchi, con il solito spirito comico e
splendidamente autoironico.
   
Il cabaret di una volta, che andava avanti con la formula
spettacolo più cena (e il sabato doppio show), non c’è più da
tempo, e così nello spazio sotterraneo dietro il Monte de’ cocci
non si riconosce l’aspetto originario del locale romano. Lei
però lo fa vedere a parole e gesti: “Qui c’erano i camerini”, e
indica il fondo della sala, dietro l’ultima arcata che
incornicia una quinta naturale, “mentre da questo lato c’era un
piccolo palco con davanti i tavoli”.
   
Valeri ha iniziato la sua carriera a soli 16 anni, apparendo
anche nella ‘Dolce vita’ di Federico Fellini, ma è sul
palcoscenico che ha sempre dato il meglio di sé, diventando
icona di romanità verace nei suoi quindici anni al Puff con
Lando Fiorini. Quando si stancò di quell’avventura, creò la
propria compagnia, con un discreto successo. Tra le ragioni del
cambiamento pure qualche screzio con il compagno di scena,
legato sia a questioni economiche che alle “invidie”.
   
“Tornava a casa piena degli applausi del pubblico”, racconta
una delle figlie della comica, Alberta Martana (uno dei volti
dello show al Velavevodetto), “ma anche stanca dalle tensioni
dietro le quinte”. Così colse l’occasione per creare il proprio
progetto, con testi di Piero Castellacci, coreografie di Giorgio
De Bortoli, attori e ballerine Raffaella Bodoni, Loretta Rossi
Stuart, Chiara Gizzi e Camillo Toscano. Senza dimenticare il suo
instancabile compagno di avventure, il marito Luciano Martana.
   
“La mattina si svegliavano e ripetevano a letto i copioni –
ricorda la figlia -. Per me rappresentavano l’amore vero”.
   
La famiglia è legatissima e lo si vede mentre si chiacchiera
tra carciofi alla giudia, pasta alla carbonara e baccalà in
pastella. Ciascuno insegue una passione, in un modo o
nell’altro. La figlia Daniela ha lavorato a lungo come cantante,
mentre ora si concentra sulla scrittura di poesie e si prende
cura della madre. Scherza: “A volte è una fatica, quando vuole
fare di testa sua”. Alberta Martana è un agente assicurativo ma
per lei il confronto con l’altro è sempre uno show: “A seconda
di chi ho davanti sono attrice o pubblico”, spiega. Sua figlia
Flavia Pettinella, nipote di Valeri, è una promessa dei 50 e 100
metri delfino, e viene alla cena di compleanno della nonna dopo
essere stata a Riccione per le nazionali giovanili.
   
Regina del banchetto, però, non può che essere la
festeggiata, che chiacchiera amorevolmente con i volti che le
sono stati a fianco una vita: Camillo Toscano, Tommaso Zevola,
Raffaella Bodoni, Giorgio De Bortoli e Silvia Gigli. “Facevamo
ridere, tanto – racconta -. Oggi i comici non sono come una
volta, non fanno più ridere, sono cambiati i modi”. E le dicono:
“Tu fai ridere anche ora”. Al che ribatte: “E allora so’ scema
se faccio ridere anche così”. Non si può non gioire a ogni sua
battuta, accompagnata da una mimica facciale che oggi in effetti
si vede più di rado. “Per me questa è la vita, vedere le persone
contente”, commenta a un certo punto.
   
Si parla a lungo, ad esempio di quando per fare un
personaggio dello Sri Lanka andò da un giovane originario di lì
e gli fece recitare il monologo, così da poterlo emulare
perfettamente. Poi, si incurva e fa la ‘sua’ sfigata. “Era il
mio ruolo preferito”, dice. Oggi il suo palco è in un centro
diurno per anziani, dove va per passare un po’ di tempo fuori
casa, ma finisce per allietare le giornate delle altre signore,
riproponendo i copioni e le boutade che ricorda ancora. E,
rivela Alberta, “gli addetti sono contenti perché anche con il
sorriso si può dare una mano”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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