Dopo 14 ore di teso
dibattito, la Camera dei deputati messicana ha approvato una
versione moderata della controversa riforma elettorale voluta
dalla presidente Claudia Sheinbaum. Il cosiddetto ‘Piano B’ mira
a ridurre la spesa politica ponendo un tetto agli stipendi dei
leader di partito e dei funzionari elettorali, tagliando i costi
operativi. Il Senato aveva già dato il via libera il 26 marzo al
disegno di legge, che ora necessita dell’approvazione di 17 dei
32 parlamenti statali per entrare in vigore.
Alla Camera la riforma è passata con 377 voti favorevoli da
parte dei partiti di maggioranza (tra cui Morena, cui appartiene
la stessa Sheinbaum) e 102 voti contrari da parte delle sigle di
opposizione Partito di azione nazionale (Pan) e Partito
rivoluzionario istituzionale (Pri), senza astensioni.
La versione iniziale della riforma prevedeva la riduzione dei
bilanci dei partiti e la revoca del loro potere di scegliere
liberamente i propri candidati parlamentari, una mossa che
avrebbe richiesto un emendamento costituzionale. L’iniziativa
aveva suscitato critiche bipartisan, per il timore che avrebbe
danneggiato i partiti minori, rafforzato eccessivamente Morena e
indebolito l’organismo preposto alla gestione delle elezioni.
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