“Vorrei che le persone
iniziassero a informarsi di più. Anche una conoscenza di base
della lingua dei segni farebbe una grande differenza,
soprattutto nei servizi essenziali come gli ospedali. Non tutte
le persone sorde comunicano allo stesso modo: ci sono persone
bilingui, oraliste, segnanti, persone con impianto cocleare.
Pensare che basti leggere il labiale è un errore. La lingua dei
segni è il primo passo verso una società davvero inclusiva”. Lo
ha detto l’influencer sorda Jenny Serpi che a Giffoni ha tenuto
il primo incontro interamente in lingua dei segni (Lis). E ha
lanciato una proposta: “Ricordo che durante l’ora di religione
spesso non c’era un’attività alternativa. Sarebbe stato
bellissimo poter utilizzare quel tempo per imparare la lingua
dei segni. Sarebbe un investimento importante per costruire una
società più inclusiva” dice mostrando fieramente ai ragazzi
della sezione Impact un tatuaggio che riporta la scritta
“L’impossibile è possibile”. La creator e attivista è stata
premiata anche con il Giffoni Impact Award, raccontando il
percorso personale e professionale e riflettendo sul tema
dell’inclusione, dell’accessibilità e della cultura della
sordità.
“Da bambina non ho mai vissuto la sordità come un difetto” ha
raccontato. “Sono cresciuta in una famiglia di persone sorde: i
miei genitori sono sordi, così come i miei nonni. Per me questa
è sempre stata la normalità e non ho mai avuto problemi di
identità legati alla mia sordità” . Nel corso dell’incontro,
Jenny ha evidenziato come l’Italia sia ancora in ritardo
rispetto ad altri Paesi sul fronte dell’inclusione delle persone
sorde. “A livello internazionale si vedono esempi molto
avanzati. Penso, ad esempio, agli interpreti in lingua dei segni
presenti durante eventi di enorme visibilità come il Super Bowl.
In Italia, invece, c’è ancora tanta strada da fare”.
Ripercorrendo gli anni della scuola, ha ricordato come fosse
stata lei stessa a insegnare l’alfabeto della lingua dei segni
ai compagni e agli insegnanti per favorire la comunicazione.
“Sono cresciuta in una scuola di udenti. Alcuni compagni mi
prendevano in giro, ma non mi sono mai lasciata abbattere. Anzi,
ho sempre cercato io di costruire un ponte tra il mio mondo e
quello degli altri”. Secondo Serpi, il problema principale resta
la scarsa informazione sulla sordità e sulla lingua dei segni.
Ai ragazzi ha lasciato un messaggio semplice ma concreto:
“L’inclusione richiede tempo, ma il primo passo è imparare la
lingua dei segni. Anche partire dal mimo può essere un modo per
avvicinarsi. Se nasce l’interesse, allora si può frequentare un
corso vero e proprio”. Serpi ha parlato anche della nuova fase
della sua vita, appena iniziata con il trasferimento a Milano.
“Vivo da sola da pochi giorni, quindi è ancora presto per fare
un bilancio. Spero che questa esperienza mi aiuti a crescere e
ad assumermi nuove responsabilità”. E sul suo lavoro ha
spiegato: “Sono la prima influencer sorda in Italia ad aver
trasformato questo lavoro in una professione. Per me i social
non sono soltanto un mestiere: sono uno strumento per far
conoscere la lingua dei segni, raccontare il mio mondo e
mostrare chi sono come persona. Non farò l’influencer per tutta
la vita, ma oggi questo è il modo migliore che conosco per avere
un impatto sulla società”.
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