DANIELE ROSI, ‘LA TELA DEL
CORAGGIO’ (Albatros Il Filo; 302 pagg.; euro 17,50).
Un romanzo sulla forza dell’arte, sulla resilienza giovanile
e sulla capacità dell’animo umano di trovare luce anche nelle
tenebre della storia. E’ ‘La tela del coraggio’, opera prima del
giornalista e scrittore toscano Daniele Rosi, ambientata a fine
anni Trenta a Monaco.
In un’epoca in cui il nazionalsocialismo impone dogmi e
proibizioni, un pittore di sedici anni, Michael Fuchs, scopre
che la sua arte può diventare un atto di resistenza. Sarà
proprio la pittura lo strumento principale con cui il giovane
criticherà il regime di Hitler, compatibilmente con le sue
possibilità di rimanere nell’ombra, agendo di notte, esponendo
clandestinamente le proprie tele. Tra le strade affollate della
città e le mura rassicuranti della libreria di famiglia, Michael
si confronta con il divieto di opere ‘degenerate’ e con il
crescente controllo del regime sulla creatività. La sua tela,
inizialmente spazio di espressione personale, si trasforma
presto in un manifesto di coraggio, un mezzo per denunciare
l’ingiustizia e affermare la propria libertà. Affiancato da
Ingrid, artista e compagna di battaglie, Michael affronta la
paura e il rischio, imparando che la vera audacia nasce
dall’indomabile desiderio di non piegarsi.
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