di Federica Acqua
Geniale, elegante, applaudita. È
stata così, la sera del 12 agosto al Teatro Rossini di Pesaro,
la ripresa de “L’occasione fa il ladro” firmata dal regista
Jean-Pierre Ponnelle, che dopo quasi 40 anni dal suo debutto al
Rossini Opera Festival, che l’ha portata anche alla Scala di
Milano e in tournée in Oman, non smette d’incantare gli
spettatori.
Merito non solo dell’opera, burletta comica scritta da
Rossini in soli 15 giorni nel 1812 per il San Moisè di Venezia,
che rivela un perfetto meccanismo teatrale e una descrizione a
tutto tondo dei personaggi, ma anche della puntuale direzione di
Alessandro Bonato, sul podio dell’Orchestra Sinfonica Rossini,
che ha saputo imprimere all’esecuzione i tempi giusti, curando
molto anche la dizione dei cantanti. Un lavoro fatto insieme a
Sonja Frisell che ha firmato anche le scene e i costumi
dell’allestimento: squisito insieme ottocentesco di teli dipinti
a mano dallo stesso Ponnelle, movimentati a vista dai tecnici, e
abiti color pastello, continua a portare in giro le sue
produzioni. Il tutto sostenuto da un cast equilibrato e
affiatato, che ha abbinato alla precisione del canto ottime
qualità attoriali e dinamismo scenico.
Storia di equivoci e sostituzioni di ruolo, la vicenda nasce
da uno scambio di valigie tra due nobiluomini: il Conte Alberto
e Don Parmenione, approdati simultaneamente in una locanda per
ripararsi da un temporale. E proprio da una valigia portata a
mano dal servo di Don Parmenione, Martino, sul palco escono come
per magia tutti i personaggi della vicenda. Parmenione, frugando
nel bagaglio dell’altro vi scorge il magnifico ritratto di una
giovane (che si rivelerà la sorella del conte) e decide di
sostituirsi a lui per conquistarla.
Entrambi infatti sono alla ricerca di una donna: una
fanciulla scomparsa per Don Parmenione e la sposa promessa per
il Conte. Quest’ultima è la marchesina Berenice, che in attesa
del futuro marito decide di saggiarne le intenzioni facendosi
sostituire dalla cameriera Ernestina. All’arrivo dei due si
esplicitano i sentimenti: Berenice infatti s’innamora
all’istante del Conte ed Ernestina di Don Parmenione. Ma le
coppie sono capovolte e la confusione è grande anche per il
povero tutore della marchesina Don Eusebio.
Alla fine i due pretendenti dichiarano il loro amore alle due
fanciulle, infischiandosene dei rispettivi ruoli, e le loro
identità vengono alla luce nel tripudio generale, ivi compresa
quella di Berenice che si rivela essere la giovane cercata da
Don Parmenione.
Applauditissimi al termine i protagonisti: Damiana Mizzi
(Berenice), Dave Monaco (Conte Alberto) Matteo Mancini (Don
Parmenione), Martiniana Antonie (Ernestina) Giuseppe Toia
(Martino) e Manuel Amati (Don Eusebio). Tutti bravi e in parte,
ma soprattutto ottimi interpreti rossiniani. Lunghi battimani
anche alla regia e alla direzione d’orchestra. Le luci sono di
Fabio Rossi.
Si replica il 15, 18 e 20 agosto.
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