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Media, Giappone inerte contro le sanzioni Usa alla Cpi, “un fallimento diplomatico”

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
22/08/2026
in Esteri
Media, Giappone inerte contro le sanzioni Usa alla Cpi, “un fallimento diplomatico”

L’atteggiamento attendista del
governo giapponese di fronte alle sanzioni statunitensi contro
la Corte penale internazionale (Cpi) si è rivelata un boomerang,
esponendo Tokyo a un “fallimento diplomatico”. È il severo
monito che l’Asahi Shimbun lancia alla premier Sanae Takaichi,
dopo che l’amministrazione Trump ha esteso le misure restrittive
alla stessa presidente del tribunale, la giapponese Tomoko
Akane, nonostante i timori iniziali del governo nipponico. Le
sanzioni, basate su un ordine esecutivo firmato da Trump nel
febbraio 2025, non solo vietano l’ingresso negli Stati Uniti e
congelano gli eventuali beni, ma impediscono qualsiasi
transazione economica con i soggetti colpiti. Un impatto
devastante, ricorda il giornale, visto che il dollaro è la
principale valuta di riserva mondiale e istituzioni e aziende di
tutto il mondo rischiano pesanti multe se intrattenengono
rapporti con i sanzionati. La giudice canadese della Cpi,
Kimberly Prost, già finita nel mirino di Washington nell’agosto
2025, ha raccontato al quotidiano nipponico di aver perso
l’accesso a servizi come il Kindle di Amazon e l’app di
trasporto e consegna cibo Uber.
   
Un’assurda “morte sociale” digitale che ora minaccia anche
Akane e un alto funzionario legale della Corte, colpiti lo
scorso 18 agosto. Secondo l’Asahi, Tokyo non ha aderito alla
dichiarazione congiunta di 79 Paesi, tra cui Regno Unito,
Francia e Germania, a sostegno della Cpi nel 2025, per timore di
ritorsioni contro Akane; un calcolo rivelatosi controproducente.
   
In questo contesto, la cautela di Takaichi, che ha coltivato un
rapporto di vicinanza con la Casa Bianca, si è trasformata a
tutti gli effetti in una resa: “Se il Giappone non può parlare
con franchezza agli Stati Uniti quando è più importante, scrive
il quotidiano, allora si tratta di una “sconfitta per la
diplomazia”. Lo Stato di diritto, conclude l’editoriale, è un
“salvagente” per un Paese che non è una superpotenza: invocarlo
a parole non basta, serve dimostrarlo con i fatti.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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