La figura di Jair Bolsonaro –
agli arresti domiciliari e impedito di candidarsi a cariche
pubbliche – continua nel bene o nel male a condizionare il
panorama politico in Brasile, a pochi mesi dalle elezioni
presidenziali: un suo video, generato con l’intelligenza
artificiale, è al centro di una controversia giudiziaria per
sospetto ‘deepfake’, un reato che punisce chi cerca di
influenzare l’opinione pubblica attraverso immagini ottenute con
la manipolazione digitale.
La Corte suprema, su ricorso del Partito dei Lavoratori al
governo, ha chiesto spiegazioni al riguardo, dopo che un clone
dell’ex presidente di destra, creato dall’IA, era apparso sabato
scorso su un telone durante la convention per il lancio della
candidatura di suo figlio, Flávio Bolsonaro, alla presidenza
della Repubblica. Attraverso i suoi avvocati, l’ex capitano
dell’esercito ha informato il giudice Alexandre de Moraes di non
aver espressamente autorizzato l’utilizzo della sua immagine,
pur non opponendosi all’impiego da parte dei suoi familiari. A
Bolsonaro è vietato rilasciare dichiarazioni pubbliche poiché
sta scontando una condanna a 27 anni e tre mesi di carcere per
tentativo di golpe dopo aver perso le ultime elezioni del 2022.
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