“I reduci siamo noi o tutti quelli
come noi. Quelli che hanno combattuto battaglie, ognuno a suo
modo, con la stessa passione e la stessa ostinazione di chi
crede davvero in qualcosa”. Così Stefano “Cisco” Bellotti –
storica voce dei Modena City Ramblers – presenta l’album doppio
“Reduci”, che presenterà per la prima volta dal vivo domani al
Live Club di Trezzo sull’Adda.
Sul palco – anticipa il cantautore folk rock – “ci sarà tutta
la “grande famiglia ritrovata”: Lucio Gaetani, Kaba Cavazzuti,
Roberto Zeno , Marco Michelini, Giovanni Rubbiani, Massimo
Giuntini, Bruno Bonarrigo, Max Frignani e Enrico Pasini. Sarà un
viaggio nel tempo e nella memoria con la colonna sonora dei
brani che hanno segnato il nostro cammino e le nuove canzoni che
parlano di resistenza, ma anche di umanità e di futuro”. Il
doppio album ha infatti due anime che dialogano tra loro. Da una
parte le storie della Resistenza, dall’altra quelle più
quotidiane, di persone che sono motivo di ispirazione.
“Abbiamo fatto – racconta l’artista che ha anche collaborato
con la Bandabardò – le nostre “guerre”, non quelle con le armi,
ma quelle della vita: le battaglie sociali, culturali,
personali. Ora, arrivati intorno ai sessant’anni, guardiamo
indietro e continuiamo a farle, convinti che sia stato giusto
farle. Con la consapevolezza di essere forse fuori tempo massimo
crediamo che il mondo abbia ancora bisogno di noi, di reduci
come noi, di coloro che sanno raccontare le storie che hanno
vissuto”. “È grazie a chi ci ha preceduto – nota – se conosciamo
le vicende dei partigiani, i racconti della guerra, le
esperienze di chi ha attraversato epoche difficili e ne ha
custodito la memoria. Oggi sentiamo di avere lo stesso compito:
raccontare il nostro tempo, quello di un mondo che non c’è più”.
“Essere “Reduci” – sottolinea Cisco – significa questo: aver
vissuto in un mondo che spesso non ci ha capiti, ma che non è
riuscito a zittirci. Siamo ancora qui, con la stessa voglia di
far sentire la nostra voce, di raccontare le nostre idee, di
cantare il nostro vissuto. Continueremo a farlo finché avremo
fiato, perché la nostra musica – conclude – è la nostra
testimonianza, la nostra memoria, la nostra resistenza”.
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