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Trump fa insider trading con la guerra in Iran? I dati legano gli annunci ai movimenti su petrolio e azioni

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
25/03/2026
in Esteri

Era già successo con gli annunci e le retromarce sui dazi, ora lo schema si ripete con la ‘tregua’ in Iran e il petrolio. Il rapporto di Donald Trump con i mercati finanziari è da sempre border line con l’insider trading. Con le sue mosse sbandierate su Truth a segnare momenti propizi per comprare o vendere e incassare milioni di dollari. Ma veramente il presidente degli Stati Uniti favorisce la speculazione finanziaria? La domanda sarebbe incredibile se solo una serie di indizi non somigliassero sempre più da vicino a delle prove.

La comunità finanziaria globale era rimasta sbalordita dal candore dell’affermazione, “questo è il momento giusto per comprare”, che aveva accompagnato l’annuncio di uno stop ai dazi precedentemente imposti a tutto il mondo. Eravamo a metà aprile 2025, e quelle parole accostate all’effettivo rialzo delle quotazioni che ne seguirono, alimentarono la richiesta dei Democratici americani di indagare a fondo per capire se la corrispondenza fra causa ed effetto fosse documentabile.

Quasi un anno dopo, il Financial Times torna alla stessa denuncia, circostanziata. Questa volta nel mirino finisce l’annuncio, sempre via Truth, di una presunta tregua e di altrettanto presunti negoziati avanzati con Teheran per arrivare a un accordo che possa essere un primo passo verso la fine della guerra in Medio Oriente. E’ evidente che si tratti di una notizia market (e price) sensitive, come si definiscono le indiscrezioni che hanno la forza di far schizzare o deprimere i corsi azionari. In questo caso, con un effetto diretto sulle quotazioni del petrolio, l’annuncio del presidente americano è di quelli particolarmente sensibili. Per questo il quotidiano economico britannico è andato a verificare. Bene, anzi malissimo, tra le 6:49 e le 6:50 ora di New York, quindici minuti prima dell’annuncio del presidente, sono stati scambiati 6.200 contratti futures sul Brent e sul West Texas Intermediate per un valore di 580 milioni di dollari.
Questi movimenti sono insoliti per l’orario, per il volume e per la precisione chirurgica con cui sono stati piazzati. Perché l’annuncio di Trump alle 07:04 ha innescato un flusso di vendite sul petrolio che ne ha fatto scendere rapidamente il prezzo, incidendo ovviamente anche sul rialzo dei mercati azionari. Muovendo tantissimo denaro che è passato rapidamente da una mano all’altra.
Sembra paradossale, se non addirittura distopico, arrivare all’equazione che lega causa ed effetto. La Casa Bianca ovviamente respinge formalmente ogni accusa ma il fatto, accertato, che passino enormi somme di denaro di mano in corrispondenza dei tira e molla di Trump fa del presidente americano una potenziale, gigantesca, fonte di informazioni riservate per fare insider trading. (Di Fabio Insenga)

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