Fanno parte del centro sociale Askatasuna i cinque destinatari degli arresti domiciliari notificati questa mattina nell’ambito dell’operazione della Digos della questura di Torino. A quanto si apprende sono volti noti del centro sociale sgomberato lo scorso 18 dicembre. Complessivamente oggi sono state eseguite 18 misure cautelari e tre perquisizioni: oltre ai domiciliari, dodici obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e un divieto di dimora. I pubblici ministeri Davide Pretti ed Eleonora Sciorella avevano chiesto gli arresti domiciliari per tutti e 18 gli indagati. I fatti contestati riguardano episodi di violenza e blocchi stradali e ferroviari avvenuti durante le manifestazioni pro Palestina dello scorso autunno.
La gravità delle condotte poste in essere dagli indagati durante le manifestazioni di protesta rende concreto, serio e quantomai attuale il pericolo che simili azioni violente sfocino in eventi ancor più gravi, con esiti infausti”. Lo scrive il gip Valentina Rattazzo nell’ordinanza con cui ha disposto 18 misure cautelari e restrittive nel procedimento sui disordini avvenuti a Torino durante la mobilitazione Pro Pal dello scorso autunno. Cinque indagati, che hanno fra i 19 e i 29 anni, sono stati messi agli arresti domiciliari e altri 12 sottoposti all’obbligo di firma quotidiano; per un diciottesimo è scattato il divieto di dimora a Torino. Si procede per resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata e danneggiamento. L’ambito degli accertamenti riguarda sette manifestazioni di protesta promosse da collettivi studenteschi considerati vicini ad Askatasuna e dal sodalizio ‘Progetto Palestina’. Durante quella del 28 novembre numerosi dimostranti fecero irruzione nella sede del quotidiano La Stampa.
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