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Home Cronaca Italiana

Di corsa e in kayak in Africa con miele e torrone sardi

di Redazione Il Giornale dei Mercati Finanziari
18/02/2026
in Cronaca Italiana

(di Stefano Ambu)
Il nome di battesimo è Telemaco,
come il figlio di Ulisse. E questo è già un lasciapassare verso
un mondo di viaggi, avventure e anche pericoli. Lui è Telemaco
Murgia, 52 anni, nato in Ogliastra ma residente in Gallura. E a
marzo parteciperà all’Expedition Africa 2026, una delle
competizioni di endurance più impegnative al mondo.
   
Sarà l’unico atleta italiano al via, inserito in un team
internazionale composto da colleghi provenienti da Stati Uniti e
Brasile. Porterà con se la bandiera sarda dei Quattro mori. E
tre prodotti alimentari sardi: olio, miele e torrone. Serviranno
anche per affrontare 500 chilometri tra trekking, mountain bike,
kayak e prove su corda, con navigazione esclusivamente tramite
mappa e bussola.
   
L’edizione 2026 si terrà tra Sudafrica e Lesotho: per Murgia
il completamento di un percorso sportivo ventennale che lo ha
visto gareggiare in Europa, Asia, Americhe e Australia. “Il
motivo principale che mi porta a fare queste gare – spiega
all’ANSA – che sono considerate un po’ estreme e per certi versi
lo sono, è la voglia di conoscere e di esplorare. Io sono
fondamentalmente una persona normale, diciamo così. Ma sono
approdato alle gare avventura ormai 20 anni fa proprio per la
voglia di conoscere, perché è una di quelle discipline che ti
toglie da un tracciato segnato. Ti metti in mano una mappa, una
bussola, e ti consente di esplorare dei territori sconosciuti,
anche molto impegnativi. La mia motivazione principale è quella
di vedere, conoscere e vivere delle esperienze. Finora ho fatto
gare in Asia, Nord America, Sud America, Australia, Europa. In
Africa è la prima volta: è un posto dove volevo andare a mettere
la bandierina”.
   
Partenza il 12 marzo. Il team è composto da quattro persone.
   
“La cosa difficile è anche entrare in sintonia con le crisi di
ciascuno. E aiutarsi. Perché uno magari può partire forte,
mentre un altro è in crisi. O magari poco dopo un altro ha
freddo e vuole fermarsi e un altro invece vuole andare. Non
contano solo prestanza fisica o atletica. Ma la gestione: del
sonno, delle risorse, del freddo, dell’orientamento. Perché
praticamente dobbiamo passare attraverso dei punti di controllo,
ma tra un punto di controllo e l’altro la gestione del percorso,
delle soste è tutta nostra. Quindi uno può decidere di fermarsi
a dormire, di andare dritti, di prendere un sentiero, di
tagliare dritto per dritto fuori sentiero”.
   
Avventura, ma anche rischi: otto anni fa il drammatico
incidente (amputazione degli arti) alla maratona nei ghiacci del
Canada al cagliaritano Roberto Zanda, salvo per miracolo.
   
“Dovevo andare anch’io a quella gara: non sono andato proprio
per non entrare in competizione con un altro sardo. Anche noi
abbiamo avuto in Patagonia una squadra rimasta 24 ore sul
ghiacciaio prima che arrivassero i soccorsi. Ovviamente ogni
gara, ogni posto e ogni situazione hanno delle problematiche: in
Patagonia ti venivano a recuperare entro le 48 ore. Ma passare
tanto tempo su un ghiacciaio non è facile”.
   
Gara in Africa, ma allenamenti in Sardegna: “L’isola riesce a
riproporre tutti gli scenari che si possono trovare in giro per
il mondo, comprese le situazioni con la neve. Diciamo che
l’avventura ce l’abbiamo anche sotto casa. Sento molto il legame
con la Sardegna: porterò i quattro moli ma non solo. Da casa mi
porterò l’olio d’oliva, integratore dal punto di vista
energetico fondamentale per queste gare. Ma anche torrone e
miele non possono mancare”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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